Prestito Ipotecario

Il prestito ipotecario è così chiamato perché rappresenta un finanziamento (personale e non) assistito da garanzia ipotecaria su un bene immobile o mobile registrato.

Questo comporta che, nell’ipotesi di inadempienza del debitore principale, il credito potrà soddisfare i propri diritti di credito attraverso la vendita del bene sul quale è iscritta garanzia ipotecaria.

Stando a quanto sopra, appare ovvio che il prestito ipotecario sia preferibile, nella figura del creditore, rispetto all’altra grande categoria di prestiti, rappresentati dai finanziamenti chirografari, cioè da quelle linee di credito che non sono assistite da alcuna garanzia di natura reale.

Proprio per le caratteristiche sopra accennate, i prestiti ipotecari sono utilizzabili per soddisfare delle esigenze finanziarie di grande entità, come ad esempio quelle legate all’esistenza di una finalità relativa all’acquisto, alla costruzione o alla ristrutturazione di una proprietà immobiliare.

Dettagli sul prestito ipotecario

In altri termini, il prestito ipotecario per eccellenza si concretizza nel mutuo immobiliare, l’operazione finanziaria che permette al cliente di un istituto di credito di poter comprare, costruire o ristrutturare una proprietà ad uso di civile abitazione, restituendo l’importo erogato – maggiorato delle quote interessi – all’interno di un arco temporale che possa toccare il medio-lungo periodo.

Il prestito ipotecario, pertanto, oltre che per importi concedibili notevolmente superiori rispetto a quelli ammessi dal prestito chirografario (e solitamente proporzionali all’importo delle garanzia ipotecaria) sarà altresì contraddistinto per la presenza di piani di ammortamento piuttosto estesi, in grado di giungere fino ai 30 anni o addirittura fino ai 40 anni per le operazioni che richiedano un’estensione ancora maggiore rispetto a quella standard prevista.

Per maggiore tutela del creditore, la garanzia ipotecaria sull’immobile oggetto di operazione (nel caso di mutuo) sarà iscritta per un importo superiore a quello corrente di mercato – solitamente pari al 150% – in maniera tale da assorbire l’impatto negativo di eventuali significative variazioni nel valore commerciale del bene ipotecato.